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Il solidarismo cooperativo come uno degli strumenti utili ad implementare le possibilità di lavoro per lo psicologo

 Leonardo Angelini

 Lo squilibrio fra domanda e offerta di lavoro all’interno della nostra professione è un dato di fatto, e molte sono le ragioni di questa esuberanza dell’offerta rispetto alle esigenze attuali della domanda.

Più volte su psico-prof e su AltraPsicologia (le mailing list che io abitualmente frequento e alle quali invio questa mail) è emerso questo problema, ed esistono già un insieme di risposte potenziali – più o meno coerenti – volte sia a correggere gli aspetti di distorsione che sono a monte del mercato del lavoro psy (l’ultimo scambio di impressioni, di idee e di progetti è quello che è sorto a seguito delle considerazioni che su questo punto ho avuto modo di fare provocatoriamente circa le verifiche di criteri di efficacia della formazione universitaria, poi confluito nel ricco carteggio Pezzullo – Barracco & C.), sia  per quelli che sono, lontani e a valle di esso (pensionamento), sia infine per quelli che sono dentro il mercato del lavoro.

E' su un aspetto di quest’ultimo ordine di problemi che vorrei attrarre l’attenzione dei colleghi con una proposta che pongo a tutte le componenti che scenderanno il lizza nelle prossime elezioni ordinistiche.

 E’ noto: 1. che da una parte, le possibilità di impiego attuali dello psicologo nel SSN e negli altri servizi socio-sociali sono legati a forme di assunzione temporanee e individuali; 2. dall’altra, che lo psicologo che opti per un suo impegno nel proprio ambulatorio si trovi solo senza alcun tipo di intermediazione non solo con i clienti, ma anche con gli altri gangli delle reti di cura, col fisco, etc.; ed infine 3. che lo psicologo che operi nel privato sociale speso si trova a rimorchio delle scelte fatte a monte dai gestori delle associazioni, svalutato sul piano contrattuale, costretto a montar su a cose fatte, a progetto definito.

 In tutti i casi ciò che manca è un “polmone” che tuteli il giovane psicologo, promuova la sua attività e le sue potenzialità, permetta di presentarsi con propri progetti ai committenti, evidenzi l’offerta psicologica in maniera efficace e realistica agli altri gangli della rete socio-sanitaria, sia capace di tutelare le possibilità che esso ha sul piano contrattuale e finanziario (ad es. promuovendo la nascita di linee di finanziamento preferenziale con le banche locali), implementi tali competenze sul piano della formazione permanente e della supervisione senza appesantirne le finanze personali, faccia da ponte verso le associazioni scientifiche, etc. etc-

Tale polmone potrebbe essere costituito, a mio avviso, dallo sviluppo di libere forme associative di tipo cooperativo che vedano negli Ordini il loro punto di promozione e di consulenza, di modo che domani un gruppo di giovani psicologi (o anche di psicologi meno giovani) che voglia mettere in piedi una cooperativa possa farlo nella maniera più soft possibile.

La stessa cosa – penso – può avvenire negli altri campi della psicologia, che anzi potrebbero vedere ,nella forma cooperativa  in maniera ancora più evidente di quanto può avvenire nella clinica, un elemento di congiunzione e non di concorrenza con mestieri limitrofi (vedi ad es il rapporto dello psicologo del lavoro con l’ingegnere gestionale, l’economista, il sociologo, etc.).

 Reggio Emilia, 27.10.05