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INTEGRAZIONE FRA OPERATORI SCOLASTICI E OPERATORI SANITARI A REGGIO EMILIA

Alcuni cenni storici per capire meglio la situazione attuale.

 

di Deliana Bertani

 

Di solito quando si parla di integrazione si corre subito a pensare  all'integrazione scolastica,sociale dei portatori di handicap. Non è di questa integrazione che vorrei parlare,ma di quella ,ripresa nel titolo,che si è andata sviluppando ormai da più di vent'anni, che costituisce un tassello indispensabile per quel movimento di idee ed esperienze sull'integrazione dell'handicap che  ha progressivamente e inevitabilmente coinvolto,come in un gioco di cerchi concentrici,tutta una parte della comunità sociale che ora sembra sempre più informata,più attenta.

La realtà dell'integrazione fra operatori sanitari e operatori scolastici si è realizzata con grandi difficoltà appoggiandosi su una dinamica continuamente oscillante di andata e ritorno fra bisogni di differenziazione e bisogni di integrazione.

La rete di" incomunicabilità" che ci separava  ha vacillato e con essa hanno perso equilibrio le vecchie credenze e le tradizionali modalità di intervento che hanno guidato in passato l'intervento delle equipe medico psico-pedagogiche nella scuola.

E' stata la necessità di elaborare strategie  capaci di: 1)rivelarsi efficaci nelle risposte da proporre all'handicappato nella globalità dei suoi problemi e delle esperienze di vita condotte negli ambiti per lui significativi 2) coinvolgere l'organizzazione stessa delle istituzioni interessate per renderle più adeguate  3) affrontare  nuovi problemi che la società sempre più complessa ci pone davanti ( immigrati, terzo mondiali, richieste sempre più massicce di interventi che vadano oltre la formazione e l'educazione scolastica tradizionalmente intesa.).

 Per entrare nel merito del titolo due parole che contengono il percorso che si è tentato di fare nell'esperienza di RE.

UN percorso iniziato 24 anni fa esattamente con i primi tentativi di inserimenti degli alunni della scuola per caratteropatici di villa Gaida insieme con la direzione del IX circolo; che ha visto la proposta di creazione di strutture intermedie (classi speciali in plesso normale) ;il superamento delle vecchie convenzioni con il ministero della pubblica istruzione;l'affiancarsi di operatori sanitari agli insegnanti che avevano nelle loro classi alunni handicappati, cosa che ha contribuito a istituzionalizzare e generalizzare nelle situazioni di bisogno la figura dell'insegnante d'appoggio;la collaborazione degli operatori sanitari (NPI, psicologi, educatori, ortofonisti, fisioterapisti) con insegnanti,direttori didattici,presidi nella stesura e nella verifica di piani di lavoro,non solo ma anche nella ricerca di risposte nuove  sempre più articolate e adeguate ai bisogni (vedi iniziative pomeridiane sfociate nei GET, atelier della NPI, le attività di Gancio Originale,il massiccio lavoro di formazione per ogni ordine di scuole,le iniziative di prevenzione con gli alunni e con i genitori).                

Un percorso che è partito da un'iniziale ,comprensibile diffidenza da parte del mondo della scuola (i primi inserimenti sono stati fatti andando a cercare per la provincia gli insegnanti amici

che un pò per amicizia un pò per condivisione dei progetti di inserimento si dichiaravano disponibili a provare);dalla difficoltà a trovare una metodologia di rapporto soddisfacente tra l'insegnante e lo specialista,metodologia che andasse oltre la reciproca diffidenza , le reciproche richieste miracolistiche e le reciproche insoddisfazioni finali;un percorso durante il quale si è riusciti a trovare il modo per affrontare i problemi (si badi bene ho detto affrontare ,non risolvere) e si è trovato uno spazio che prevede una partecipazione paritetica dove  non c'è uno che parla e l'altro che ascolta, ma una situazione dove i rispettivi ruoli  professionali  sono stati ricollocati e dialettizzati in una atmosfera operativa.Un percorso che ha piano piano tessuto la realtà dell'integrazione fra operatori scolastici e operatori sanitari,.

Con questo non voglio assolutamente fare un quadro idilliaco,esistono i problemi perchè oggettivamente il lavoro è difficile,ma penso di poter affermare che a Reggio è stato fatto molto lo dimostra il fatto che sempre più spesso si progettano insieme e si sperimentano nuove soluzioni ,nuove ipotesi di lavoro.

Mi preme a questo punto fare alcune considerazioni sul numero delle certificazioni fatte .

Nell'anno scolastico 95-96 sono stati certificati dagli psicologi del distretto di RE complessivamente dal nido alla scuola media superiore circa 207 ragazzi. Un numero alto.

E'stato detto un numero troppo alto,una eccessiva facilità a certificare e quindi a stigmatizzare come portatori di handicap ragazzi pressoché normali, un uso improprio di uno strumento.Non siamo d'accordo con questa interpretazione. Il lavoro dei servizi sanitari,il nostro lavoro, con la scuola e nella scuola a Reggio è iniziato ormai da tanti anni,c'è stata e speriamo possa continuare ad esserci una presenza articolata e abbastanza continuativa sul territorio e nell'ambito scolastico .Quindi la conoscenza delle varie realtà con i loro bisogni e le loro peculiarità si è andata articolando,approfondendo e capillarizzando negli anni.

Il numero delle certificazioni non è stato un exploit improvviso , da anni più o meno si aggira sugli stessi valori;sicuramente dai tempi della prima Intesa (86-87).

Di questa vorrei ricordare un passo del punto 1° cioè il quadro terminologico di riferimento laddove viene riportata la definizione proposta dall'OMS:'Parlando di salute,per handicap si intende lo svantaggio che ad un individuo deriva da un danno o da una incapacità che limitano o impediscono lo svolgimento di un ruolo considerato normale per quell'individuo".

,Quindi l'handicap non è una malattia,ne con handicap si possono indicare gli esiti di una malattia sulle strutture anatomiche o sul funzionamento di un organo.

E' in  questo quadro che vengono fatte le certificazioni,che per quanto riguarda la casistica degli psicologi,sono soprattutto conseguenti a diagnosi centrate su problemi cognitivi, linguistici, comunicazionali, relazionali,  con problemi connessi con la formazione e i processi di trasformazione dell'identità personale.

In  questi anni inoltre sono state sperimentate anche altre risposte al bisogno,partendo dalla conquista culturale che il bisogno può essere del bambino o del ragazzo,del gruppo classe,dell'insegnante della scuola complessivamente, dei genitori. Sono stati fatti interventi sull'intera classe;aggiornamento e formazione con insegnanti o gruppi di insegnanti;sono stati fatti incontri di informazione e di discussione con genitori;sono state promosse iniziative di ricerca insieme alle circoscrizione,alla scuola atte ad individuare attività integrative e di sostegno(i get come si diceva prima, gli ateliers, il lavoro pomeridiano di aiuto nei compiti del volontariato  GANCIO ORIGINALE ed esperienze in orario scolastico con intere classi di intervento sulle dinamiche di gruppo e sui rapporti insegnante-bambino.

La 104 e le linee di indirizzo alle USL inviate 11-4-94 dalla regione ER per l'applicazione dell'art.12-13 della stessa legge vanno in questo senso ,ci pare, e tendono a recuperare gli anni di studio,sperimentazione e di impegno da parte di operatori sanitari,sociali,personale della scuola,amministratori che hanno promosso un processo di crescita culturale,di solidarietà sociale e di più ampi diritti di cittadinanza,almeno nella nostra regione.

Qui l'applicazione della legge ha trovato un processo attivato da tempo e che per certi versi ha anticipato e prefigurato la stessa legislazione nazionale. E questo senza paura di fare del trionfalismo,senza timore di autoincensamento ma con la conoscenza di quello che giorno per giorno è stato fatto e di quello che c'è ancora da fare,disfare e rifare.