Lettera al Direttore del Giornale di Reggio in tema di cerimonialità laica e religiosa

 

Leonardo Angelini  (19.1.08)

 

 

Esistono dei riti religiosi e dei riti laici; così come più in generale un certo tasso di cerimonialità è riscontrabile in ogni momento, pubblico o privato, in cui elementi di discontinuità rischiano di porre in crisi il tranquillo procedere delle cose. Nel mondo universitario la cerimonia annuale dell’inaugurazione dell’anno accademico allude al fatto che ogni anno una nuova coorte di giovani accede agli studi universitari e, di fronte a questo elemento di discontinuità, il corpo accademico ha definito “da sempre” la cerimonia di inaugurazione come elemento che tende ad esorcizzare l’ansia e l’angoscia che anno dopo anno si rinnova, nel timore che, a partire da questa discontinuità, le cose non vadano più come prima: cioè secondo quanto sancito dalla tradizione.

Anche l’accesso all’adolescenza implica, sia nei neofiti che nella comunità degli adulti che deve accoglierli ed integrarli, lo stesso tipo di ansie e di angosce che, per essere esorcizzate, richiedono in ogni società  l’istituzione di una serie di cerimoniali ad hoc; e la cosa e tanto sentita che, come accade oggi, a fronte di un abbassamento del tasso di cerimonialità da parte degli adulti, i giovani per dire a se stessi che stanno diventando adulti, come ci ricorda Le Breton, si sottopongono ad una serie di “cerimonie intime parallele” quali tatuaggi, piercing, sport e giochi estremi, etc. -

Uno degli elementi di fondo che caratterizza il cerimoniale è il significato simbolico cui esso allude. Per cui le cerimonie cristiane dell’Avvento richiedono la presenza di officianti che presenzino al rito e gli diano senso all’interno di un universo simbolico determinato che rimanda alla religione. La stessa cosa accade nella cerimonia laica dell’inaugurazione dell’anno accademico in cui gli accademici, non a caso officianti in pompa magna, presenziano al rito laico attraverso un cerimoniale che si perpetua nel tempo e che, come tutti gli altri cerimoniali, prima che di parole e di gesti, è fatto della pura e semplice sovraintendenza ad esso.  La presenza all’interno di questo cerimoniale del Papa può creare confusione sulla natura di quel rito laico poiché l’universo dei simboli ai quali Egli allude è molto diverso rispetto a quello cui allude il senato accademico.

Su questo poi, nella contingenza attuale, si costruisce un insieme di eventi mediatici (a partire dall’invito del Rettore della Sapienza al Papa fino al gran rifiuto) che alludono ad altri elementi simbolici (vedi ad es. ciò che afferma il nuovo statuto del PD in tema di laicità) che ci conducono direttamente e purtroppo confusamente all’interno di quel velocissimo e adialettico processo di cambiamento che sta attraversando tutte le forze politiche ed alla concreta messa in mora della laicità dello stato che all’interno di questo cambiamento si va consumando: laicità che così appare come l’agnello sacrificale da immolare sull’altare del nuovo compromesso fra destra e sinistra più o meno moderate: in ogni caso qualcosa di profondamente eteronomo rispetto alle esigenze cerimoniali dell’accademia.

Leonardo Angelini

Reggio E.

post scriptum:

Ho inviato per due volte la mail qui sotto “in tema di cerimonialità  laica e religiosa” al direttore del Giornale di Reggio, (la prima volta il 19.1.08 e la seconda il 23.1.08) e finora non è stata pubblicata …

Mi pare un piccolo segno dei tempi. Fra un po’ – fra una velina e l’altra - faremo pubblico autodafé sulle reti berlusconiane abiurando ai nostri principi laici

Dino Angelini